Chiesa di Santa Maria delle Piane

Indirizzo: Frazione Quintodecimo
Località: Acquasanta Terme
Telefono: 0736801262
Email: comune.acquasantaterme@anutel.it
Sito web: www.comune.acquasantaterme.ap.it

S. Maria delle Piane è la chiesa pievana del paese, cioè luogo di culto cattolico per il popolo rurale, per la plebe, la cui storia inizia con le carte del XIV secolo. Il territorio ecclesiastico dell’alto e basso Medioevo ha infatti come centro di attività religiosa la “pievania”, detta anche “Chiesa Matrice” la quale estende tutta la sua giurisdizione su tutta la plebe del territorio e costituisce il punto da cui si irradia l’assistenza alle cappelle dislocate nelle ville. E’ il luogo sul quale le ville convergono per il sacramento del Battesimo e spesso anche per la sepoltura. La chiesa è situata nel paese di Quintodecimo, un piccolo insediamento posto a 2 Km dal proprio comune di Acquasanta Terme che sorge sulle pendici collinari dei Monti della Laga, a circa 450 m di altitudine ed è attraversato dal fiume Tronto. La “storia scritta” di questo borgo ha inizio nell’anno 1052, quando Papa Leone IX concesse al Vescovo ascolano il benestare per l’acquisto di “poggio di Quintodecimo”: a chi appartenesse prima di quell’anno (se ai re di Germania, come Guasto di Accumoli e forse Aquilaria, o se a signorotti locali) rimane ancora oggetto di ricerca. Il termine “poggio” lascia intendere che il borgo, nell’anno 1000, era ancora sviluppato soltanto nella parte destra del Tronto, sulla collinetta che ospita S. Maria della Forcella (che solo più tardi prese il nome di SS Crocifisso): quando nacque la seconda chiesa di Quintodecimo, dedicata anch’essa alla Vergine, bisognò chiamarla “S. Maria delle Piane” o “del Piano”, per distinguerla dall’omonima “del Poggio”. Probabilmente la posizione della chiesa è stata condizionata dalla presenza del ponte romano di legno che attraversa il fiume Tronto proprio in quel punto. Nelle Riformanze del ‘500, Quintodecimo veniva ufficialmente indicato come “castello” autonomo, anche se in effetti, tale titolo gli fu conferito già nel 1291, quando il borgo passò dalle mani del Vescovo-Conte sotto il potere di Ascoli. Effettivamente, ancora oggi, numerosi aspetti farebbero pensare che il borgo fosse dominato, se non da un castello vero e proprio, almeno da un torrione; si può infatti notare che il lato sud della chiesa del SS. Crocifisso, posta nella parte alta del paese, si prolunga esternamente attraverso un muraglione in pietra con notevole inclinazione e con una fattura architettonica tipica della scarpa di un bastione a pianta quadrata. La pievania di S. Mariae de Plebano ha subito nei secoli numerosi restauri, il più significativo dei quali risale al 1908-09. Esso vide l’innalzamento delle mura perimetrali di circa 4 metri e vi fu l’inserimento nelle medesime di sei rozzi finestroni i quali filtrano e colorano, attraverso le cromature dei loro vetri, la luce che giunge all’interno. L’altezza della chiesa rispetto al piano stradale è evidentemente inferiore, tanto che prima del rialzo dei suoi muri, non era chiaramente visibile dal livello della strada, appunto: da una foto del 1904, infatti, essa era, oltre che più bassa, anche a coronamento orizzontale, e su di essa si elevava un alto campanile a vela con tre archi a tutto sesto, sostenente ognuno una campana. Un modesto rosone ed un nuovo portale in pietra arenaria locale, sulla quale è ancora possibile leggere la data di posa, vennero aggiunti alla facciata negli stessi anni. Aspetti architettonici La muratura interamente realizzata in pietra arenaria, si presenta a faccia vista esternamente, mentre risulta completamente dipinta all’interno. La chiesa, ad aula unica, ha una pianta pressochè rettangolare con abside poligonale; si innalza a ridosso del fiume che scorre in direzione parallela al suo lato più lungo. Esternamente presenta evidenti le trasformazioni subite nel tempo; si possono notare infatti, in adiacenza al prospetto nord, i volumi del vano sacrestia e della torre del campanile. Sul prospetto sud, che si affaccia sulla strada, vi è un piccolo passaggio ad arco in muratura che introduce direttamente alla balconata che accoglie il coro. Sul prospetto est è situato l’ingresso principale; la facciata frutto proprio di uno degli ultimi interventi di restauro, è costituita da una liscia cortina muraria, interrotta esclusivamente dal semplice rosone e dal portale d’ingresso. All’interno, un piccolo atrio si apre su tre accessi: uno di fronte a quello principale, gli altri due posti lateralmente che conducono all’acquasantiera in travertino posta a destra e alla Fonte Battesimale in marmo a sinistra. Una volta giunti propriamente nell’area della navata, ci troviamo di fronte la visuale completa ed affascinante della pievania: la pavimentazione risulta posta in opera alla veneziana, realizzata cioè con elementi di graniglia di vari cromatismi, tagliati e combinati insieme a formare delle figure geometriche più o meno circolari. Le mura laterali, interamente dipinte, sono intervallate da costoloni a tutt’altezza, sui quali poggiano le capriate di copertura. Proseguendo verso l’altare maggiore si incontrano: un finto pulpito ligneo con copertura dei primi del ‘900, una lunetta sottostante con il Cristo morto e un altare minore adiacenti alla parete di sinistra, il vecchio tabernacolo del 1599 vicino l’ingresso della sacrestia, un altare minore e il presepe permanente su quella di destra. L’altare maggiore risulta rialzato rispetto alla quota di ingresso e del resto della navata di due gradini, in un’ affascinante prospettiva che lo vede quasi avvolto dall’abbraccio della volta lunettata che costituisce la copertura dell’abside. Sopra l’altare stesso è posizionato il crocifisso in legno. La struttura di copertura è costituita da capriate in legno che sorreggono una orditura secondaria di arcarecci sormontati dalle pianelle su cui poggia il manto in coppi. Le capriate lignee sono ricoperte da copertine lignee dipinte. Tutti i dipinti sono da attribuire ad Augusto Mussini, detto “frà Paolo”, che nel 1907 si recò a Quintodecimo. Entrò per caso nella chiesa di S. Maria delle Piane, all’epoca disadorna e quasi in rovina, dove si stavano eseguendo modesti lavori di restauro. Egli cominciò ben presto ad interessarsi di “quel pericolante tempietto tra i monti”. Ultimate le strutture murarie, la chiesa riacquista l’originario aspetto romanico-lombardo. L’arrivo di frà Paolo a Quintodecimo fu seguito, poco dopo, da quello dei suoi allievi, Arturo Cicchi e Giuseppe Poli, ai quali si aggiunse poi Didimo Nardini, tutti impegnati, come il maestro, nella decorazione della chiesa. Le decorazioni a fresco dell’intero tempio li impegnano per tutto il 1910. Frà Paolo cominciò a decorare la volta dell’abside, dove dipinse un intreccio di festoni di gusto leonardesco, con la luce che scende da una finestra, sui cui vetri rappresentò un Crocifisso. Passò, quindi, al frontone dell’abside, dove raffigurò, in una grande composizione, la storia del genere umano nei suoi momenti più significativi, dall’antico al nuovo testamento, sintetizzata in due momenti culminanti, La Caduta e la Redenzione dell’uomo. Fulcro di tutta la composizione è il Crocifisso, posto in mezzo alla scena. Il Cristo piega la testa sulla spalla destra nell’abbandono dell’agonia e volge lo sguardo sulle pecorelle ai suoi piedi. A destra, Adamo ed Eva, dalle forme michelangiolesche, rappresentano l’umanità del peccato, mentre all’esterno l’arcangelo Gabriele e la Vergine simboleggiano la Redenzione. Raffigurò sull’altare di destra , al centro, L’Annunciazione di Maria e, a lato, San Luigi Gonzaga e Sant’Antonio da Padova, sull’altare di sinistra la Madonna del Rosario con Sant’Anna e affianco Sant’Agnese e Sant’Eurosia. La grande pala centrale dell’altare di destra rappresenta l’Assunzione di Maria, circonfusa di luce violazzurra. Nel 1913 venne ultimata la decorazione della chiesa di S. Maria delle Piane con l’ultimo lavoro che è Il Battesimo di Gesù Cristo in finto graffito sul battistero e di un grande olio su tela con bei motivi decorativi sopra l’antico pulpito ligneo, mentre gli allievi completano, su disegno del maestro, gli affreschi della cantoria.

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